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I Navigli come patrimonio Unesco

La Regione vuole valorizzare "la civiltà dell’acqua in Lombardia". di GIAMBATTISTA ANASTASIO

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Milano, 26 febbraio 2019 - Oltre quarantamila chilometri di rogge, più di mille fontanili e 131 grandi impianti idrovori per l’irrigazione di oltre 700mila ettari di campagne. Numeri che restituiscono l’idea di come l’acqua e la gestione delle acque siano state il principio fondante della modernità lombarda. Numeri che riassumono un patrimonio di conoscenze accresciutosi nei secolI e raccontano una civiltà di cui i Navigli milanesi rappresentano solo l’aspetto più noto: la civilità dell’acqua in Lombardia.

La Regione, insieme ai Consorzi di bonifica e di regolazione dei laghi, all’Associazione Nazionale Bonifiche Irrigazioni (ANBI) e col supporto del Comune di Milano, ha avviato l’iter perché l’Unesco riconosca il valore universale di questa civilità e delle opere idrauliche che ne manifestano il genio. Nel dettaglio, il dossier di candidatura include 23 grandi impianti di bonifica e di derivazione presenti in tutte le province, alcune marcite capaci di testimoniare un metodo di coltivazione «antico ed unico in Europa», i musei e gli ecomusei che raccontano la storia della civiltà dell’acqua. Ancora, 10 fontanili scelti per la loro valenza irrigua ed ecologica, e, come ovvio, il sistema dei Navigli milanesi: dal Grande al Pavese, passando per il Martesana e il Naviglio di Bereguardo e quello di Paderno. Dovesse filare utto liscio, la Lombardia salirebbe a quota 12 siti Unesco, portando a 55 il totale nazionale. È ancora presto, però.

«Entro l’estate – fa sapere Stefano Bruno Galli, assessore regionale alla Cultura e all’Autonomia – sapremo se la nostra proposta sarà accolta. A quel punto passerà almeno un anno per il verdetto finale». Su un punto Galli vuole essere chiaro fin da subito: «Non siamo in cerca di un dodicesimo medaglione. Spesso il riconoscimento Unesco si è limitato a questo, ad un medaglione su una parete, ad un cartello stradale. Invece occorre utilizzare i siti Unesco come vera e propria leva per lo sviluppo strategico economico, turistico e monumentale: questa è la vera sfida e per questo abbiamo chiesto, nel pacchetto dell’autonomia, la regionalizzazione delle Sovrintendenze. Giusto che la tutela dei siti resti in capo allo Stato ma la loro valorizzazione deve essere regionale». Parole proferite ieri, prima e durante la presentazione della candidatura in quel del Pirellone. «La Regione – spiega a sua volta Pietro Foroni, assessore lombardo al Territorio – utilizza le opere idrauliche anche contro il dissesto idrogeologico. Questa polifunzionalità dei manufatti può diventare anche un volano turistico se adeguatamente valorizzato. Un contesto fino ad ora inesplorato ma con grandi prospettive, che è dovere di Regione Lombardia proteggere e promuovere». Presente anche Lorenzo Lipparini, assessore milanese alla Partecipazione: «Aderiamo al progetto di Regione Lombardia e ANBI perché condividiamo l’importanza di iscrivere l’intero sistema dei navigli lombardi tra i siti Unesco. Le istituzioni devono collaborare per promuovere questo patrimonio che ha portato e benessere al nostro territorio e che rappresenta un elemento fondamentale per uno sviluppo sostenibile».

Fonte: Il Giorno (www.ilgiorno.it)
Articolo di Gian Battista Anstasio
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